

Il miele di girasole ha una resa in cucina che è il perfetto contrario di quella del miele di acacia. Il miele di girasole ha un grado di cristallizzazione decisamente elevato, a causa dell’alta quantità di zuccheri che contiene. I suoi tempi di cristallizzazione sono ridotti, quindi non è infrequente trovarlo in forma semisolida, solida o grumosa. All’assaggio presenta un retrogusto erbaceo forte e persistente. Questo tipo di miele in cucina è adatto alla laccatura di carni alla griglia, in particolare quelle dal forte sentore selvatico come l’anatra, il fagiano, il piccione o la quaglia; oltre che all’utilizzo più comune nel preparare dolci e biscotti, o come dolcificante in tè e tisane.
In generale, il miele di Girasole è un ottimo sostituto del saccarosio, lo zucchero che utilizziamo comunemente. È ricco di fruttosio e glucosio, responsabile della sua rapida cristallizzazione, e ha un potere dolcificante specifico superiore rispetto a questo zucchero. Ciò significa che ne basta una minore quantità per addolcire bevande e dolci. Questo implica un più basso apporto calorico. Una delle proprietà curative più conosciute del miele di girasole è la sua capacità di rimineralizzazione. Si tratta di un vero e proprio integratore naturale di sali minerali, soprattutto calcio e magnesio, utili a prevenire l’indebolimento delle strutture ossee, in particolare nelle persone che presentano fattori di rischio per l’osteoporosi, come le donne in menopausa e gli anziani.
Il girasole, Helianthus annus, deve il proprio nome al curioso fenomeno botanico, noto come eliotropismo, che ne conduce i fiori e le foglie più giovani a ruotare durante la giornata in direzione del sole allo scopo di intercettarne i raggi. Nella cultura orientale è considerato il simbolo dell’immortalità mentre le civiltà antiche del Sud America lo ritenevano la materializzazione terrena del sole divino e quindi era per loro oggetto di culto. Nel linguaggio dei fiori è considerato simbolo di amore adorante, ma anche infelice, forse perché destinato a seguire i raggi del sole senza poterli mai raggiungere. Il girasole fu portato in Europa da H. Pizzarro, che lo “scovò” in Perù nel XVI secolo, è quindi molto probabile che il mito greco, citato da Ovidio nelle Metamorfosi, si riferisse in realtà all’Eliotropio, detto anche fior di vaniglia per via del profumo emanato dai suoi fiori.